Si scrivono in modo diverso, la pronuncia è la stessa: Sharm el Sheilk evoca già nel suo nome un fascino che attira ogni anno un milione di italiani, tanto che tutti gli abitanti e i lavoratori di Sharm el Sheikh si mostrano felici nel rivedere dei volti italiani ad ogni vacanza.

Mar Rosso e Deserto blu, oasi verdi sono i colori di Sharm, e non si tratta solo dei colori artificiali delle luci notturne o di quelli celle file dei coralli e pietre turchesi che, come nei quadri, tappezzano le pareti dei negozi a Naama Bay. L’arcobaleno qui sembra esserci spostato dal cielo agli abissi del mare per dipingere piu’ di mille pesci diversi. Boccagli o bombole, non impediscono di rimanere senza fiato di fronte ai pois azzurri della cernia del corallo a alle strisce variopinte dei pesci farfalla e se proprio si ha paura delle immersioni, non ci si deve perdere d’animo, i tour operator egiziani propongono gite con la barca con fondo di vetro, un modo diverso per ammirare il fondale marino senza bagnarsi.

“Colorato” viene definito anche il famoso Canon a circa 150 chilometri da Sharm, per via delle pareti minerarie modellate nei secoli dall’azione erosiva del vento ed illuminate nei secoli dall’azione erosiva del vento ed illuminate nelle loro incredibili sfumature dai raggi del sole.

La relativa vicinanza con il Monte Sinai, a circa 250 chilometri da Sharm, ha invece permesso di tracciare un percorso che all’esoticità del deserto unisce il misticismo di un luogo la cui sacralità è riconosciuta dalle tre grandi religioni monoteiste.

All’escursione si consiglia di abbinare la visita al Monastero di Santa Caterina, la martire cristiana che, secondo la leggenda, venne trasportata qui dopo il martirio da alcuni angeli, e fu poi ritrovata perfettamente intatta dai monaci del monastero seguendo le istruzioni date loro in sogno.

Oltre alla ricchissima biblioteca, seconda solo a quella del Vaticano per numero di antichi manoscritti, si noterà come questo complesso, abitato da monaci ortodossi, sia composto da una moschea musulmana e dalla chiesa cristiana della Trasfigurazione: un chiaro messaggio, affidato al linguaggio architettonico, a una pacifica convivenza tra le diverse religioni.

Proprio l’Egitto, per la sua strategica posizione gografica, riveste un ruolo fondamentale per il rapporti con il mondo islamico.

Non a caso nel 1980, l’artista belga Jean Verame, con il permesso della autorità locali e delle Nazioni Unite, tracciò con 10 tonnellate di vernice blu una simbolica linea di pace, lunga quattro miglia, nel tratto desertico tra Santa Caterina e la città di Dahab: se il colore blu nell’antico Egitto richiamava l’acqua e significava rigenerazione, la speranza è che oggi il Deserto Blu rigeneri di continuo un monito alla pace e alla tolleranza.