Fare un viaggio in Bolivia significa andare dalla selva amazzonica agli altopiani andini soggiornando in ecolodge gestiti da indios, apprezzabili esempi di turismo comunitario.

Quello che c’è da sapere è che occorre il macete per farsi strada tra l’ordito paarentemente impenetrabile dei rami e della liane che spesso impediscono di avanzare ed in questo percorso inoltre si unisce il fischio inquietante di uccelli multicolori che stazionano tra i rami piu’ alti.

La città, o meglio, il centro abitato piu’ vicino è Rurrenabaque, a tre ore e mezza di barca a motore. Non ci sono strade per arrivare nel cuore dell’Amazzonia mentre le acque fangose accompagnano fino al villaggio di Asunciòn dove 25 famiglie vivono in totale isolamento.

Sulla stessa curva del fiume, con la stessa vista sull’intricata giungla, i mosetenes hanno costruito un ecolodge. Si tratta di un piccolo angolo di paradiso per coloro che amano la natura dove tutte le mattine ci si sveglia al canto di uccelli.

Una serie di bungalow offre ospitalità ai visitatori, si tratta di semplici ma confortevoli ripari con il tetto di paglia e le pareti di fibra intrecciata.

Il ristorante prevede solo piatti locali, sono i campi e gli orti del villaggio a fornire le materie prime. L’ecolodge, battezzato con il nome di Mapajo, è una struttura che fa parte della lista degli alberghi di “turismo comunitario” il che significa che le entrate derivate dall’ospitalità vengono usate dalle comunità per creare semplici infrastrutture di cui beneficiano tutti: scuole, strade, assistenza sanitaria, ecc.

I Mosetenes vivono in simbiosi con la natura, ma per noi è ben diverso, infatti dobbiamo servirci per forza dei motori e delle macchine.

L’aereo che porta a La Paz è una specie di meccanismo diabolico che mette in contatto mondi radicalmente diversi: l’umida Amazzonia con le altitudini ca capogiro delle Ande.

Una delle città piu’ popolate del paese è invece El Alto, in pratica la periferia di La Paz che si estende a perdita d’occhio per decine di chilometri con case basse e modeste.

Da El Alto si puo’ proseguire verso sud in direzione della città coloniale di Potosi, che ha legato il suo nome all’argento estratto dalle miniere operanti fin dal tempo dei conquistadores spagnoli.

Puo’ anche capitare di aprire gli occhi un mattino e vedere che la neve ha imbiancato una vasta pianura che si perde a vista d’occhio, dove il vento spazza la pianura priva di alberi e infreddolisce le membra.

Qui il caldo della foresta amazzonica è un lontano ricordo. Quando esce il sole, il monte Sajama, antico vulcano spento, si staglia in tutta la sua imponenza nel cielo blu, tanto da sembrare un grande dente che si eleva da un piatto tavolato.

Questo monte, perennemente innevato, è una delle mete piu’ ambite dagli sciatori.

Da qui è possibile salire lungo il sentiero ed attraversare la foresta piu’alta del mondo, quella di alberi di quena, una specie caratterista dell’altopiano, ovviamente, sempre accompagnati da una guida. Troverete condor, fenicotteri, armadilli e rare vigogne.

Arrivati al rifugio potrete ammirare uno spettacolo grandioso: l’altopiano si dispiega in tutta la sua selvaggia bellezza, ed è qui che tutti ricordano il mito andino della Pachamama, la madre terra che nel suo grembo raccoglie il cielo e la terra, comprendendo anche quel piccolo essere che è l’uomo e tornando a casa, probabilmente, i “nostri problemi”, troveranno una dimensione diversa.

Foto : Destination360 Bolivia Suggested Itineraries